Gli effetti della crisi in Medio Oriente sulle materie plastiche
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I recenti avvenimenti geopolitici concernenti la crisi in Medio Oriente, scoppiata a seguito dell’attacco statunitense ai danni dell’Iran, hanno riportato al centro dell’attenzione la crisi delle catene globali del valore. In un mondo globalizzato caratterizzato da una rete strettamente interconnessa di scambi commerciali, che mettono in contatto paesi e aziende spesso distanti non solo geograficamente, ma anche politicamente, una sola interruzione è in grado di generare effetti a catena di rilievo internazionale.
Lo abbiamo sperimentato a inizio 2026 con l’aumento dei costi del rame, generato da una domanda superiore all’offerta e dalla concomitanza di calamità naturali che hanno messo in ginocchio una delle principali miniere di rame in Asia.
La crisi geopolitica che ormai da settimane coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran interessa un’area di vasta importanza strategica: il Medio Oriente è il più importante fornitore di energia al mondo con il 48% delle riserve petrolifere accertate a livello globale; quest’area detiene inoltre il 40% delle riserve globali di gas naturale e nel 2024 ha fornito il 24% di tutte le esportazioni di GNL. Nelle ultime settimane la navigazione nello stretto di Hormuz è stata interrotta e considerando che un quinto dell’approvvigionamento mondiale di petrolio e di GNL passa da qui, la sicurezza energetica risulta instabile.1
Lo shock che sta intaccando le catene di approvvigionamento riguarda tutti i paesi in misura diversa e non solo il settore energetico; la regione del Golfo è infatti maggiore esportatore di energia, ma anche di numerosi input industriali, inclusi solfuro, urea, polietilene, elio e alluminio.2
Le materie plastiche rappresentano un componente essenziale per le catene di fornitura nei materiali da costruzione, nei beni di consumo e nelle applicazioni elettriche. L’area interessata dalla crisi vede coinvolti Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, i quali pesano per il 20% sul commercio globale di polietilene e per il 18% sul commercio globale di polipropilene.3
Considerando che la produzione di plastica dipende strettamente da petrolio e gas, ne consegue che ogni aumento nei prezzi del petrolio si traduce direttamente in un rialzo dei costi della plastica. Da questa catena del valore si può ben intuire come le interruzioni nella rotta commerciale, che dall’Iran giunge fino in Cina e nella quale passa ben l’80% delle forniture di petrolio, generino effetti immediati sulla produzione industriale cinese di materie e manufatti plastici.
In Italia tale dinamica è già stata colta da alcuni operatori industriali, i quali hanno segnalato incrementi dei prezzi da parte dei rispettivi fornitori di materiali plastici fino al 30%, un dato che, sebbene risulti dalle tensioni legate al conflitto in Medio Oriente, nasconde anche una tendenza alla speculazione.4
Gli stessi vertici di Unionplast, associazione di categoria parte di Confindustria, sostengono che la situazione della filiera delle materie plastiche sta peggiorando rapidamente; lo testimonia l’eccezionale aumento dei prezzi registrato in pochi giorni, con valori che arrivano anche oltre il doppio rispetto ai livelli di inizio 2026.5
L’aumento dei prezzi sui polimeri è il riflesso non solo dell’aumento dei costi del petrolio, ma anche della sovrattassa d’emergenza per il conflitto (circa 121$ per tonnellata) imposta su tutti i carichi provenienti dal Golfo Persico e dal Mar Rosso. A ciò si aggiunge l’incendio al porto di Jebel Ali (Emirati Arabi Uniti), sede di scalo che gestisce il 65% delle esportazioni di polimeri dei paesi del Golfo e il conseguente spostamento delle spedizioni verso il porto di Jeddah e altri scali sauditi sul Mar Rosso. Tale deviazione comporta costi logistici extra, tempi di consegna incerti e prolungati e una riduzione dell’offerta.6
A livello europeo le aziende del comparto plastico che vanno a comporre la catena di fornitura stanno operando con margini ridotti e una conseguente decrescita di profitto; se i costi delle materie prime e dell’energia continueranno ad aumentare, queste imprese saranno costrette a ridurre o interrompere alcune produzioni, se non addirittura destinate ad uscire dal mercato.7
È molto probabile che le aziende dovranno adottare nuove prospettive di fornitura, concordando in anticipo le mosse di reazione, per far fronte alle interruzioni. Per quanto riguarda il rifornimento di Polietilene gli Stati Uniti potrebbero rappresentare una soluzione, essendo al contempo importatore ed esportatore di tale materiale, pari a circa la metà della produzione totale; tuttavia, come affermato da ICIS (ente che fornisce prezzi ed analisi indipendenti sulle materie prime) qualora la situazione dovesse divenire estrema, gli USA non sarebbero in grado di soddisfare completamente il 100% delle esportazioni mediorientali.
La capacità produttiva esiste sul mercato al di fuori del Medio Oriente, ma si trova in regioni con strutture di costo più elevate.8
Alle aziende non resta che mantenere alta l’attenzione sugli sviluppi dei prezzi dell’energia e delle materie prime, sulla capacità dei fornitori, sui tempi di consegna e sulle condizioni logistiche in modo da non trovarsi impreparate difronte all’instabilità.
Articolo di M. Vantaggio
Fonti consultate:
“Le conseguenze geo-economiche della guerra all’Iran” di A. Simonazzi; Menabò n. 255/2026, sito https://eticaeconomia.it/ 13 marzo 2026.
“What’s the impact of the Strait of Hormuz on global supply and what should companies do now?” di Stephan Keese; sito https://www.rolandberger.com/en/ 27 marzo 2026.
“How conflict in the Middle East is affecting supply chains” di Xavier Nougues, Sebastian Janssen, Thilo Grunwald, and Andre Martins; sito https://www.oliverwyman.com/index.html 11 marzo 2026
“Crisi energetica: la plastica è un’altra vulnerabilità dell’Italia” di Giulia Novati e Costanza Scano; sito https://eccoclimate.org/it/ 31 marzo 2026.
“La guerra in Iran impatta anche sul costo della plastica e mostra un’altra vulnerabilità dell’Italia” di Redazione Greenreport; sito greenreport.it 01 aprile 2026.
“Crisi in Medio Oriente: scattano i rincari sui polimeri in Europa” di Redazione Greenreport; sito https://www.plastmagazine.it/ .
“Middle East conflict compromises plastics and construction materials supply” di Zanna Buckland; sito https://www.iom3.org/ 26 marzo 2026.
“Strait of Hormuz closure affects chemicals and plastics exports” di Joseph Chang; sito https://www.iom3.org/ 04 marzo 2026.

